Una storia che “sa di buono”

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Vorremmo raccontarvi una storia: non una storia qualsiasi ma una che “sa di buono”. È il primo di settembre del 2016 e noi insegnanti riprendiamo le nostre attività come ogni anno. Al termine del Collegio, la Preside ci convoca per comunicarci una di quelle notizie che non si vorrebbero mai sentire: Gianluca ha la leucemia. Mentre lei parla, noi vaghiamo con i pensieri e un misto di rabbia, paura, disorientamento, ansia e sconforto ci pervade all’improvviso: come può essere successo, e perché proprio a lui?

Un bambino di nove anni non dovrebbe forse pensare solo a divertirsi, ad andare a scuola, a stare con gli amici, a praticare il suo sport preferito? Inutile trovare le risposte, dobbiamo pensare solo a lui, garantirgli quella normalità di cui ha bisogno in questo momento, perciò cominciamo a parlare di “istruzione domiciliare”. Prima però dobbiamo sentire la famiglia. Il compito ingrato tocca a me: quali parole usare e soprattutto come affrontare l’argomento? Poi magicamente tutto scorre in modo naturale: lei ci racconta l’accaduto, il ricovero in ospedale, le prime terapie e aggiunge che è Gianluca che sta dando loro la forza, che sta affrontando tutto con una grande determinazione e un grande coraggio. “Non c’è vita dove non c’è lotta” scriveva Rodari e Gianluca lo dimostra in tutto il suo lungo percorso.

Comincia la scuola anche per i suoi compagni e si presenta il problema di come informarli dell’accaduto. Anche in questo caso la naturalezza dei bambini ci viene in aiuto: è vero, non lo possiamo vedere per un lungo periodo, possiamo però fargli sentire la nostra vicinanza. Si decide di costruire una grande scatola con la scritta “Un pensiero per Gianluca”; dentro ognuno di noi potrà metterci quello che vuole: un disegno, una poesia, il racconto di un’esperienza scolastica, un saluto, un oggetto… Insomma tutto ciò che potrà servire a confortarlo, a fargli capire che noi siamo con lui e che stiamo lottando con lui.

Passano i giorni e arriva anche il momento di attivare l’istruzione domiciliare. È il mio turno e ho un gran peso sul cuore: come rapportami, cosa dire e come riuscire a non lasciarmi sopraffare dalle emozioni? Ed ecco il miracolo: mi racconta di quello che gli sta accadendo come se stesse raccontando un’esperienza qualsiasi, è informatissimo sui valori ematici, sui farmaci che sta assumendo, sul piano terapeutico… mi parla come se fosse un medico. Riesce persino a scherzare sui cambiamenti del suo corpo. Rimango senza parole, basita e poi, subito dopo mi sblocco e tutto diventa “normale”: è lui a prendermi per mano, a guidarmi in questo percorso sconosciuto e delicato che durerà diversi mesi. Mi confronto con la collega e anche per lei avviene la stessa cosa. Torniamo nella sua casa ogni settimana e l’atmosfera che si respira sa di speranza, di positività. Veniamo accolte sempre con un sorriso dai nonni meravigliosi, dai suoi splendidi genitori e ci sentiamo coccolate, ormai siamo anche noi parte della famiglia. Con la mamma il rapporto è intenso: ci scambiamo osservazioni, ci confortiamo a vicenda attraverso continui messaggi.

È strano come un bambino di soli nove anni possa cambiarti la vita, ma è così che è successo a noi. Gianluca è stato per tutte le persone che sono state in contatto con lui, una grande lezione di vita: ha affrontato la malattia senza un lamento, ha visto il suo corpo trasformarsi ed è riuscito persino a scherzarci sopra, ha sopportato cure pesanti, esami dolorosi sempre con una grande forza d’animo. Ci sono stati anche diversi momenti difficili: gli incidenti di percorso in una malattia come questa non mancano mai e anche in questo caso, ha affrontato tutto senza far pesare a chi gli stava accanto le fatiche che di volta in volta si presentavano. E come non ricordare il grande cuore dei compagni e dei genitori di 4°B? Nasce una solidarietà spontanea e ognuno pensa a qualcosa di carino per lui. La fantasia non ha limiti: arriva Halloween e i bambini vestiti da mostri, streghe, fantasmi fanno una festa a sorpresa per lui che li guarda dalla finestra di casa sua; uno scrigno decorato è pieno di disegni dei bimbi e di dolcetti. Per un campione di basket non poteva poi mancare una maglietta a tema e un pallone con tutte le firme, nessuno escluso. Per il suo ricovero a dicembre, un bel pigiama di un supereroe con tutte le firme di compagni e maestre è pronto per essere recapitato. Lo indosserà con grande compiacimento durante il ricovero in ospedale.  È la volta del Natale e in quel caso si costruisce un grande albero dell’Avvento di cartone con 24 caselle, ognuna con un pensiero, un regalo, un disegno. Il 23 dicembre gli consegniamo una grande scatola con i pensieri di tutti i bambini della Scuola Primaria. Stiamo tutti facendo il tifo per lui.

Arriva poi il compleanno e una caccia al tesoro artigianale sotto forma di grande gioco gli farà avere dei libri in premio. È il 16 gennaio, giorno del suo compleanno e questa volta è lui che fa una sorpresa a noi: accompagnato dal nonno, con la mascherina protettiva viene a scuola, anche se solo per breve tempo per regalare a tutti noi il braccialetto dell’Associazione Maria Letizia Verga. Siamo tutti “a mille”, anche lui è visibilmente emozionato. Passa un altro mese e arriva Carnevale; i bambini mascherati da medici e infermieri lo vanno a trovare e gli portano una borsa simile a quella del medico con “caramelle- medicine” e relative “prescrizioni “su carta intestata. In questa fase Gianluca non è molto in forma, è parecchio stanco e qualche bambino lo nota con dispiacere. Il tempo passa e arrivano anche i ricoveri più faticosi: le ansie aumentano, sopraggiungono per noi i primi segni di cedimento ma per fortuna durano poco perché Gianluca, con la sua tenacia verrà sempre ricompensato. A Pasqua si costruisce un grande gioco: “Indovina chi della 4°B”. Tutte le foto dei compagni e delle maestre vengono inserite all’interno della struttura per indovinare poi, attraverso domande di logica, a quale persona si sta pensando.

Il 5 maggio andiamo in gita a Trento; sappiamo che è un giorno importante per Gianluca: dovrà sottoporsi all’aspirato midollare che gli confermerà se è tutto a posto. Con grande sorpresa al nostro arrivo, eccolo che ci accoglie con il suo cappellino, con le sue guance paffute e il suo bel sorriso. Non so descrivere le emozioni di quel momento: so solo che la tensione si è allentata dentro di noi e tutto quello che abbiamo sperato in quei mesi interminabili si stava realizzando. Infine eccoci al 9 maggio, il giorno della rinascita. Gianluca rientra a scuola anche se solo per due ore al giorno, ma a noi può bastare. Ci sono striscioni ovunque, c’è un gran fermento, l’agitazione è incontenibile e quando arriva, poco dopo il nostro ingresso, il suo banco è lì ad attenderlo insieme ai compagni, alle maestre, a tutta la scuola. Bentornato Gianluca, bentornato alla vita e grazie per la bella lezione di vita che ci hai regalato. Vi avevamo detto che era una storia che “sapeva di buono”: non è forse vero?

Daniela con Pina e Elena, le insegnanti della 4°B- scuola Primaria di Colnago, ICC  Cornate d’Adda