Leucemia: “Io sono guarita”

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La storia di Eleonora, una ragazza veneta morta di leucemia per il rifiuto suo e dei genitori  di affrontare la chemioterapia per combattere la malattia che l’affliggeva è veramente un caso limite, una situazione estrema.  I genitori e la ragazza sono ed erano sostenitori delle teorie di Ryke Geerd Hamer, l’ex medico tedesco radiato dalla professione nel 1986 che continua ad esercitare clandestinamente ancora oggi, secondo cui tutte le malattie, quindi anche i tumori, si manifestano nell’organismo in risposta a traumi psicologici irrisolti.

La vicenda avrebbe potuto concludersi in maniera molto diversa,  e non con le cure somministrate in Svizzera alla ragazza a base di vitamina C e cortisone. Il tipo di leucemia che affliggeva Eleonora aveva un’altissima possibilità di successo. Eleonora era affetta infatti da leucemia linfoblastica acuta, che è il tumore più frequente in età pediatrica – la ragazza ne era stata colpita a 17 anni – e attualmente la guarigione si verifica nell’80% dei casi. Ciò si può ottenere esclusivamente con protocolli intensi di poli-chemioterapia la cui efficacia è stata dimostrata da comprovati studi scientifici.

Eleonora aveva espresso la propria volontà di non sottoporsi alla chemioterapia convinta dalle teorie dei genitori e anche spaventata per le sofferenze di un’amica che dopo le cure per un tumore non ce l’aveva fatta.  In pediatria, e quindi anche nel caso della ragazza di Padova, uno dei capisaldi delle cure è quello di ridurre al minimo proprio l’esperienza del dolore. Per questo da molti anni tutte le procedure sono fatte in sedazione e vengono utilizzati tutti i farmaci (oppioidi compresi)  e presidi non farmacologici per controllare il dolore causato dalla malattia o dalla tossicità della chemioterapia.

In merito a questa vicenda il TG4 – dentro la notizia ha ospitato il 1 settembre il Comitato Maria Letizia Verga e Francesca Macheda, una ragazza che si è ammalata di leucemia mieloide acuta all’età di 17 anni e che grazie alle cure e ad un trapianto di midollo osseo oggi è viva e sta bene. Francesca ha raccontato la sua storia fatta di sofferenza, fatiche ma anche di tanta felicità. Ha ricordato che proprio nei momenti più bui della malattia la memoria di chi non ce l’aveva fatta l’ha aiutata a lottare e a non mollare MAI!