Come una fenice

francesca machedaMancava esattamente un mese al mio diciassettesimo compleanno e dal CVC (Catetere Venoso Centrale), vedevo defluire piccole ma infinite gocce di chemio, mentre dalle mie mani osservavo scivolare la mia vita insieme a grandi ciocche dei miei capelli ramati. Non me la sarei mai immaginata così la mia festa di compleanno, rinchiusa tra quattro pareti sterili di una stanza d’ospedale e come ‘’buon giorno’’ un prelievo del sangue.

La Leucemia mieloide acuta, che improvvisamente si era impossessata del perfetto funzionamento del mio sangue, aveva preso con sé, oltre ai miei boccoli, venti chili, le serate con gli amici, la spensieratezza adolescenziale e molto altro. Le avevo concesso di prendersi tutto, tranne l’accessorio più importante: IL SORRISO, che ho indossato tutti i giorni, sia durante i quattro cicli di chemio sia durante il trapianto di midollo osseo. Insieme al sorriso, mi sono armata di forza, di speranza e d’ironia, per cercare di scorgere quel piccolo spiraglio di luce e positività in quel mare immenso di buio e sofferenza. Ho ironizzato sulla mia calvizia chiedendo ‘’scusa’’ alle persone che mi stavano vicino se quel giorno non mi ero pettinata, ringraziavo la chemio per avermi fatto cadere tutti i peli, così evitavo di soffrire per la ceretta e, utilizzavo la piantana, che mi portavo dietro 24 ore su 24 per ricevere i farmaci, come se fosse il mio partner di ballo.

francesca macheda 2Non ho accolto la malattia a braccia aperte, ma ho accolto semplicemente la MIA VITA, con tutti i suoi alti e soprattutto i suoi bassi. Ho amato quella vita che mai e poi mai mi sarei fatta portare via e che, per nessuna ragione al mondo, avrei smesso di amare con tutto il cuore e tutta me stessa. Così tra quelle due uniche scelte che potevo fare: morire o lottare per vivere, ho scelto la seconda! Ho lottato con tutta la mia forza per riprendere nuovamente la mia vita in mano, a costo di rincominciare da capo e di rinascere una seconda volta. Durante il trapianto, ho sentito scorrere la vita di una persona sconosciuta dentro le mie vene e, in quelle ore, morivo e nascevo contemporaneamente.

Così, come una fenice, sono diventata cenere e da quelle ceneri si è rigenerata una nuova Francesca, invincibile, coraggiosa, felice ed entusiasta di spiccare il volo verso la GUARIGIONE. Novanta alla maturità, il conseguimento della patente, l’inizio dell’università, la borsa di studio, nuove amicizie, nuovi amori e la scrittura di un libro di prossima pubblicazione: NATA DUE VOLTE.

È strano, ma il momento in cui cambio pelle e tocco il fondo coincide sempre col punto di una nuova nascita!

Francesca Macheda

  • luisa

    francesca hai tutto il mio appoggio,sono madre di un ragazzo colpito da linfoma e resuscitato grazie alla chemio,un milione di baci!

    • carlotta

      Ho 19 anni e sono trascorsi 9 anni dall’ultimo trapianto che ho fatto. Posso dire di essere nata per la quarta volta, di essere stata miracolata e non smetterò mai di ringraziare l’ospedale San Gerardo che mi ha permesso di essere qui oggi.
      L’anno scorso dovetti descrivere in un tema un avvenimento significativo della mia vita e decisi di parlare per la prima volta della mia malattia:
      “Avevo solo tre anni quando mi diagnosticarono una grave malattia del sangue, la leucemia.

      Essendo trascorsi molti anni non ho ricordi precisi e solo successivamente i miei genitori mi descrissero quei momenti.
      Inizialmente mi ricoverarono presso un ospedale di Como, per scoprire come mai non stessi bene e purtroppo capirono subito che si trattava di qualcosa di grave e preferirono trasferirmi all’ospedale di Monza.
      Non ricordo nulla di quel periodo, perché fortunatamente ero ancora troppo piccola per rendermi conto di quello che stava succedendo.
      Mi sottoposero a tutte le cure necessarie per sconfiggere la malattia e sembrava fossi guarita.
      Secondo i medici, una persona malata che si sottopone a delle cure può ritenersi guarita dal quinto anno dalla fine delle terapie.
      Dopo quattro anni e mezzo ebbi una ricaduta.
      Avevo circa sette anni ed ero tornata ad essere una bambina come tutte le altre.
      Frequentavo la seconda elementare, conducevo una vita normale ed ero ormai sicura di non dover mai più tornare in un ospedale e, soprattutto, non pensavo di dover ricominciare a lottare contro una malattia che sembrava non arrendersi.
      Quasi tutti i giorni inizialmente dovevo recarmi in ospedale per riprendere le cure.
      Ricordo quei momenti come incubi interminabili.
      Alla mattina presto mia mamma con mia nonna o mio padre mi caricavano in auto e con tanta pazienza cercavano di tranquillizzarmi facendomi credere che nel giro di poco tempo sarei tornata a stare bene.
      In ospedale ero ormai conosciuta e tutti cercavano di farmi sentire in ” famiglia “, trattandomi con gentilezza e proponendomi di giocare con dei giochi in scatola, mentre attendevo gli esiti dell’emocromo e di altre visite.
      Io, però, non ho mai voluto parlare e giocare con nessuno.
      Appena entravo in ospedale perdevo la voce fin quando non salivo in macchina per tornare a casa.
      Purtroppo le visite e le cure in day ospital non erano sufficienti e spesso mi dovevano ricoverare per sottopormi a cure più forti oltre alla radioterapia, in preparazione del trapianto da autologo.
      Quando sentivo i miei genitori pronunciare queste parole da me sconosciute non capivo cosa volessero significare e un po’ mi spaventavo.
      I miei genitori, però, mi hanno sempre resa partecipe di quello che stava succedendo e di cosa avrei dovuto affrontare.
      Trattandosi di cure che sarebbero durate mesi, decisero per la seconda volta di mettermi un catetere che mi permettesse di non sentire dolore ogni volta che mi avrebbero iniettato un farmaco.
      La mia vita cambiò dunque per la seconda volta.
      Dovetti smettere di andare a scuola, iniziai a perdere i capelli, non potevo frequentare luoghi pubblici e quando uscivo di casa dovevo mettere una mascherina sul naso e sulla bocca per evitare di prendere infezioni.
      Non sopportavo l’ospedale, l’odore che mi assaliva ogni volta che entravo, le linee gialle che separavano il box terapie dall’unità operativa, i bambini che strillavano e i medici che correvano da un paziente all’altro.
      Quando entravo in quel luogo ero insofferente a tutto.
      Nel corso dei mesi conobbi diversi bambini e spesso da un giorno all’altro non li incontravo più.
      Non chiedevo ai miei genitori il motivo della loro assenza perchè era visibile sul loro volto.
      Quando mi ricoveravano, trascorrevo la maggior parte del tempo con mia mamma, mentre mio padre dovendo lavorare veniva la sera fino alla mattina successiva.
      Spesso ricevevo visite da altri parenti ma capitava che fossi talmente arrabbiata per quello che stavo vivendo da non voler vedere nessuno.
      Dopo aver fatto il trapianto e terminato le cure successive, mi recavo in ospedale solo per effettuare dei controlli periodici.
      La mia vita piano piano aveva ripreso ad essere normale, sino a quando circa tre anni dopo ebbi la terza ricaduta.
      Quel giorno me lo ricordo perfettamente.
      Mi recai in ospedale con mio padre, mi fecero le analisi del sangue e dopo un paio di ore, una dottoressa che ormai mi conosceva da anni mi porto’ in una stanza per parlarmi.
      Iniziò un lungo discorso che feci fatica a capire e mi disse che purtroppo la malattia era ritornata per la terza volta e avrei dovuto riprendere le cure.
      Non pensavo fosse possibile, non credevo alle parole che avevo sentito.
      Ancora una volta mi sottoposero a tutte le cure che il protocollo prevede e avviarono le ricerche per trovare un donatore compatibile per il trapianto da banca.
      Essendo piu’ grande iniziavo a capire tante cose che prima non comprendevo.
      Il troppo cortisone che ho dovuto prendere mi ha portato ad avere delle conseguenze molto gravi che fortunatamente si sono risolte nel giro di un paio di mesi.
      Non riconoscevo più’ i miei genitori, chiamano sempre le infermiere perchè per me erano degli estranei e non volevo che stessero nella mia stessa camera, vedevo persone che non esistevano e vedevo animali domestici volare.
      Questi mesi credo siano stati i piu’ difficili per la mia famiglia.
      Mia sorella che frequentava il liceo dovette trasferirsi per un periodo dai miei zii perchè i miei genitori erano troppo impegnati con me per riuscire a gestire entrambe.
      Mia mamma e mio papà cercavano sempre di mostrarsi forti davanti a me in modo tale da trasmettermi sicurezza e serenità anche se erano molto provati.
      Quasi miracolosamente mi trovarono un donatore compatibile al 100 % e mi sottoposero al trapianto.
      Per motivi di privacy non ho potuto e purtroppo non potrò conoscere questa persona eccezionale che da otto anni mi ha salvato la vita.
      salvato la vita.
      Da allora, conduco una vita del tutto normale, senza nessuno strascico della malattia e senza privazioni di nessun genere.
      Mi ritengo fortunata di aver incontrato persone che hanno dato forza ai miei genitori, che a loro volta hanno dato a me la forza di lottare e di non arrendermi mai, neanche quando mi mancava la forza di camminare e di stare in piedi perché gli effetti delle cure erano troppo invadenti.
      Ripensando a quei momenti mi domando come ho fatto a superarli e la risposta la trovo nell’amore che i miei genitori mi hanno sempre dato e continuano a darmi e nel sorriso che mi hanno dato le persone che mi erano vicine.
      Non bisogna mai abbattersi, alle prime difficoltà, non bisogna mai arrendersi perché e’ importante lottare sempre e io, grazie alla mia famiglia, ho avuto la forza di lottare fino all’ultimo momento e posso dire di aver vinto.
      Indubbiamente sono stati anni molto difficili, pero’ mi hanno permesso di capire quanta forza possiamo avere in questi momenti e soprattutto mi hanno fatta riflettere sulle cose veramente importanti della vita.”
      Ho appena preso la patente e conseguito la maturità e i miei prossimi obiettivi sono diventare una volontaria abio per strappare un sorriso a tutti i bambini e scrivere un libro per dare una testimonianza e una speranza a tutte le persone che quotidianamente lottano!

  • alessia

    è come se le avessi scritte io queste parole…anche io avevo quasi 17 anni quando ho fatto il trapianto e festeggiato in ospedale, solo 15 quando ho scoperto la malattia,per me una LLA, e ti comprendo pienamente sopratutto sul “nata due volte” …la cosa più difficile e quindi più bella è stata accettare tutti i segni rimasti sulla pelle e non, tutte le “conseguenze” come delle “ferite di battaglia” e di una guerra vinta!!!

  • Tecla

    Bellissime parole.
    Sei meravigliosa!
    Sei una ragazza coraggiosa Francy.
    Il sorriso di cui parli tanto io lo porto nel cuore,quel sorriso che mi ha subito contagiata.
    Ti voglio bene.
    Tecla

    • Marianna

      Io ne avevo 22, ma il mio problema riguardava due organi che dalla nascita erano compromessi. Avevo solo pochi mesi di vita e sono rinata grazie ad un angelo che col tempo scoprii abitava solo a pochi passi da me… il tuo libro sarà stupendo!

  • rosa

    Grandissima……hai davvero toccato il cuore di ki legge la tua vita…..meriti il meglio…ed ora ke hai ripreso la tua vita con la tua rinascita…..Vivi….Vivi…Vivi……tantissimi auguri per questo nuovo inizio….un abbraccio grandissimo….ciao Francy…..

  • Fabio Ciarla

    Sei una ragazza stupenda brava continua così insegna a chi ne ha bisogno il valore del sorriso. Con stima……

  • federica

    grandissima!!!dovrebbero leggere tutti le tue parole.

  • alessandra

    ♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥aspetto il tuo libro!!!

  • teckila

    forte forte forte non mollare non mollate a queste ingiustizie della vita!

  • Anna

    GRANDE…… MERAVIGLIOSA…… UNICA…….meriti semplicemente il meglio !!!!!!!!

  • Carlalberta Scalabrini

    Ciao, sono la mamma di Stefi, anche Lei nata due volte.
    Anche Lei 17 anni festeggiati in “isolamento” (leucemia promielocitica acuta) tra piantane, bandane e CVC.
    Al di la di un vetro tutti i suoi amici:
    la forza della vita, la forza della speranza.
    Per festeggiare comunque,
    per festeggiare insieme e gridarle silenziosamente di non mollare.
    Poi la sua forza -incredibile- e finalmente il “mantenimento” con la patente, i capelli e la maturità.
    E quel sorriso particolare, diverso, che ti entra nell’anima e ti scalda il cuore, Quel sorriso speciale che Vi rende bellissime.
    Aspettando il tuo libro (e la Sua Laurea)
    …con simpatia,
    Una Mamma

  • laura

    ciao sono laura…vissuto con il mio lui momenti che nessuno può capire….brava Francesca…leggerò il tuo libro…Nata due volte!

  • Tu sei Bellezza. Il resto è superfluo.

  • LuciferSam

    Allora mi raccomando, continuate a farvi avvelenare dagli oncologi…

    • Pat

      reputo che in questo contesto tu sia inopportuno…. e mi fermo qui!

  • Lina Quecchia

    cara Francy sei bellissima dentro e fuori e sei anche tanto coraggiosa ,complimenti!!!!!!un abbraccio, leggerò di sicuro il tuo libro

  • Rosi

    Un degli inni alla vita più belli che abbia mai letto. Francesca ti auguro tutte le cose più belle che tu possa desiderare

  • Gianluca

    Come sappiamo solo “noi”, chi ha fatto esperienza diretta, questi eventi non sono disgrazie o cose negative. Sono solo delle opportunità di crescere, di migliorare di rinascere e lasciare una vita che non sarebbe andata da nessuna parte. Io personalmente, sono molto contento di aver passato un esperienza così, non sarei ciò che sono ora…
    Grazie della testimonianza, facciamo in modo che la malattia non sia una “sfiga” ma una “sfida” per arrivare più in altro.

  • catalini ave

    Francesca sei grande ma sono grandi tutte tutte le persone che affrontano queste bestie di malattie, perché non è giusto soffrire così tanto. Sono cure terribilmente piene di effetti collaterali. Ho terminato da un anno sei mesi di kemioterapie e è per questo che so quanto sia difficile sopportarle ma la forza viene, ci deve essere. Quando leggo di non mangiare determinati alimenti per curarsi oppure di Altre cose scoperte e ci mettono l’aggiunta “non lo diranno mai per interessi” mi viene tanta rabbia perché adesso sulle sofferenze degli altri diventano tutti scienziati, a me è rimasta tanta rabbia e tanta paura, al non sono tanto forte perché ho paura dei controlli ecc. A Francesca e a tute le altre persone un forte abbraccio

  • Letizia Pellutiè

    Mi sono commossa leggendo questo breve pezzo…
    Il libro sarà fantastico…… Quando verrà pubblicato?! 🙂

  • Tizzani giuseppe

    HO 70 anni, ed ho sentito il “BISOGNO DI COMPLIMENTARMI” con te, la mia vita è una guerra continua, (come del resto quella di tutti) ma quello che fa differenzia rispetto agli altri (e parlo per i “guerrieri dentro”) e la determinazione con la quale affrontiamo le “N/S BATTAGLIE” senza contare le forze nemiche, e tu stai mostrando la stoffa di una grande guerriera. COMPLIMENTI!!!.

  • Emanuela Manu Magna

    io ne avevo 33, carcinoma duttale infiltrante al seno destro…previsione massima del chirurgo 6 mesi…..invece quel 23 di marzo di 21 anni fa ho avuto l’opportunità di rinascere una seconda volta, di imparare ad assaporare la vita in modo diverso, di veder crescere la mia bimba di 4 anni, nata anche lei il 23 marzo, nello stesso ospedale.
    Quelle gocce di chemio che come gocce di sudore dalla mia testa uscendo si portavano via i miei capelli: può sembrare assurdo ma è stata per me l’angoscia più grande.Inconsciamente alla malattia non ci pensavo, pensavo solo ai miei capelli che se ne andavano, a mazzi, rimanevano sul cuscino.
    Ma poi fare la doccia era più veloce, niente ceretta e così via, a trovare l’ironia nel dramma, per trovare la forza di combattere.
    Ed ora si festeggiano 2 compleanni, quello reale il 31 luglio e il secondo il 23 marzo….
    Saremo forse un pò pazzi, noi che ci siamo passati?
    Forse: ma ci amiamo così perchè, chissà, senza questa pazzia…!!!!
    Un grande abbraccio a te Francesca e a tutte le “Francesca” che hanno combattuto e stanno combattendo la loro battaglia….FORZA e avanti sempre!!!
    Emanuela

  • Dino

    Io avevo 35 anni, 11 mesi di matrimonio e una figlia che doveva nascere ad agosto del 2006, il 5 maggio del 2006 mi viene diagnosticato un tumore al polmone destro o peggio un mesotelioma pleurico maligno al polmone destro, la vita che cambia in un secondo, si passa dalla gioia di diventare papà per la prima volta, allo sconforto più totale vengo operato mi viene tolto tutto il polmone destro, faccio 5 cicli di chemioterapia, e ad agosto nasce la mia forza quella persona che mi ha da la forza ed il coraggio di affrontare la malattia la mia piccola principessa, oggi a distanza di 9 anni mi ritengo una persona miracolata, per questo dico a tutte le persone che lottano contro questa brutta bestia di nonmmollare mai.

  • Vincenzo

    Sei stata brava a superare tutto questo e poi il Signore non ti vuole con se perche’ anche sulla terra ci vogliono Angeli e tu lo sei.

  • walter

    Che dire? Ci fai sentire tutti piccoli piccoli, ma felicissimi di sapere che ci sei

  • Emilio Iannelli

    Con una testimonianza del genere a noi non resta che inchinare il capo e proclamare lode e gloria a te o Signore. Francesca credo che per te il Signore ha grandi progetti. Resta sempre in Lui. Un bacione ed un semplice abbraccio da parte di chi é costantemente a contatto con la sofferenza(sono un medico).

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